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Il Tratturo Magno
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Il Tratturo Magno

15 aprile 2026

Tempo di lettura: 3 minuti

Il Tratturo Magno in Abruzzo, o Regio Tratturo L’Aquila-Foggia, è uno dei grandi itinerari della transumanza in Abruzzo, un cammino storico che unisce L’Aquila, Santa Maria di Collemaggio, la Piana di Navelli, Peltuinum, le chiese rurali d’Abruzzo, la valle del Tirino, Capestrano, i paesaggi del Gran Sasso e il patrimonio del turismo lento tra borghi, tratturi, sentieri, trekking e cicloturismo.

Lungo circa 244 chilometri e oggi percorribile in 10 tappe, questo antico asse pastorale accompagnava per secoli greggi, uomini e stagioni verso il Tavoliere, trasformando l’Abruzzo interno in una geografia viva di passaggi, soste, relazioni e memoria.
La cultura della transumanza, di cui il Tratturo Magno è una delle espressioni più emblematiche, è stata iscritta nel 2019 nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità UNESCO. Qui il viaggio comincia in alto, tra montagne che aprono la vista e pietre che trattengono il tempo.

Il Tratturo Magno nasce all’Aquila, nel piazzale di Santa Maria di Collemaggio, luogo simbolico da cui i pastori si mettevano in cammino con gli armenti che scendevano dal Gran Sasso, dalla Majella e dal sistema montano abruzzese. Non era un percorso marginale, ma una vera infrastruttura della vita economica e sociale: una strada d’erba ampia, disciplinata, riconoscibile, che collegava i pascoli estivi delle quote alte ai pascoli invernali della Puglia e sosteneva per secoli l’equilibrio del mondo pastorale. La sua grandezza si misura anche nei numeri e nelle regole che ne hanno definito la storia.

Il sistema dei tratturi fu riorganizzato nel 1447 da Alfonso I d’Aragona, che ne fissò la larghezza a 60 passi napoletani, circa 111 metri, per garantire il movimento delle greggi e la gestione della transumanza sotto la Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia. Immaginarlo oggi significa vedere un corridoio verde vastissimo, più largo di quanto spesso si pensi, attraversato da animali, masserie mobili, soste, chiese campestri e ricoveri.

Il Tratturo Magno era chiamato anche Tratturo del Re, e già in questo nome si avverte il peso che ebbe nella costruzione del paesaggio e dell’economia dell’Italia centro-meridionale. La parte abruzzese è forse quella in cui il cammino restituisce con maggiore chiarezza la sua anima originaria. Usciti dall’Aquila, il tracciato attraversa i luoghi segnati dalla storia recente del sisma e si dirige verso Prata d’Ansidonia, aprendo poi il racconto della Piana di Navelli, uno degli scenari più intensi dell’intero percorso. Qui il tratturo incontra Peltuinum, antica città romano-vestina, e si muove in un paesaggio in cui le rovine archeologiche, i cippi tratturali, i campi e le dorsali montane convivono con una naturalezza sorprendente.

Sito archeologico di Peltuinum

Il Tratturo Magno non collegava soltanto luoghi, ma mondi diversi, tenuti insieme da una pratica stagionale che ha inciso nel terreno una vera forma di civiltà

Un tratto particolarmente suggestivo è quello che incontra le chiese rurali, piccoli presìdi spirituali e paesaggistici nati lungo la via della transumanza. Tra queste emerge Santa Maria di Cintorelli, nel territorio di Caporciano, una presenza essenziale e fortissima nel grande respiro della piana. Questi edifici accompagnavano il viaggio dei pastori con una funzione concreta e simbolica: offrivano orientamento, protezione, sosta, devozione. Ancora oggi, quando li incontrate lungo il cammino, sembrano custodire una forma di silenzio operoso, come se le stagioni della transumanza non si fossero mai del tutto allontanate da queste pietre. Ci sono paesaggi che si osservano, e altri che continuano a camminarvi accanto anche dopo la visita.

Proseguendo verso sud, il Tratturo Magno entra nella valle del Tirino e raggiunge l’area di Capestrano, dove il paesaggio si distende e il racconto si arricchisce di stratificazioni storiche, archeologiche e identitarie. È una parte di Abruzzo in cui l’acqua, i borghi e i rilievi dialogano con naturalezza, e dove il cammino acquista un tono più raccolto, quasi narrativo. Capestrano, noto anche per il celebre Guerriero di Capestrano, si inserisce lungo questa direttrice come un luogo di soglia: da qui il Tratturo continua verso la Val Pescara e poi oltre, ma è proprio nel tratto abruzzese che il suo carattere appare più leggibile, tra altopiani, pievi isolate, campi aperti e centri storici che raccontano una continuità profonda tra paesaggio e presenza umana.

Dettaglio della scultura del guerriero di Capestrano in Abruzzo | © Di Sailko - Opera propria, CC BY 3.0, Wikimedia
Oggi il Tratturo Magno è diventato un cammino per chi cerca trekking in Abruzzo, turismo culturale, itinerari della transumanza, esperienze a piedi o in bici capaci di restituire valore ai territori interni. In Abruzzo, soprattutto, il tratturo lascia affiorare una trama continua di borghi, natura, archeologia, chiese rurali e memoria pastorale, e trasforma il viaggio in una lettura lenta del territorio. Per secoli fu una strada d’erba destinata agli animali e ai pastori, e oggi continua a indicare una direzione anche a chi viaggia per scoprire, capire e abitare con più attenzione il paesaggio.
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