Vai al contenuto principale
Gruppo di pecore in trasumanza sugli Appennini abruzzesi  | © Pexels
Vai al footer

La Trasumanza in Abruzzo

9 aprile 2026

Tempo di lettura: 6 minuti

Esiste un ritmo antico che, per secoli, ha accompagnato la vita dell’Abruzzo. Non era il suono di un campanile, ma il passo delle greggi che, due volte l’anno, attraversavano il territorio lungo i tratturi. In Abruzzo, per secoli, sono state le greggi a disegnarle con lentezza, stagione dopo stagione, lungo un paesaggio che si apriva dal cuore dell’Appennino fino al Tavoliere delle Puglie. La transumanza nasceva così, come un movimento necessario e antico, un ritmo collettivo che accompagnava uomini, animali, famiglie, economie, paesi interi. Oggi quei grandi viaggi appartengono alla memoria, eppure lungo i tratturi si sente ancora il respiro di una civiltà pastorale che ha inciso profondamente l’identità abruzzese.

Il tempo della partenza

Con l’arrivo dell’autunno, quando l’aria diventava più aspra e i pascoli di montagna iniziavano a perdere la loro abbondanza, i pastori preparavano la discesa verso sud. Settembre e ottobre erano mesi di soglia, carichi di attesa e di fatica. Le greggi lasciavano gli altipiani abruzzesi per raggiungere le pianure pugliesi, dove il clima più mite permetteva di affrontare l’inverno senza ghiaccio e senza neve. In primavera il cammino si compiva al contrario, con il ritorno verso le montagne, là dove l’erba nuova rinasceva dopo lo scioglimento delle nevi. Quel viaggio stagionale aveva una precisione quasi rituale. Ogni partenza portava con sé un sapere antico, fatto di soste, percorsi, segni da riconoscere, tempi da rispettare. Gli uomini seguivano le greggi per mesi, spesso lontani da casa per gran parte dell’anno. Nei paesi restavano le donne, a reggere il peso della famiglia, dei campi, delle raccolte, della vita quotidiana. La transumanza era un movimento delle greggi, certo, ma prima ancora era un movimento dell’intera comunità.

I tratturi, autostrade verdi della memoria

Il nome stesso di questi percorsi ha qualcosa di solenne. I tratturi erano larghe vie erbose, sentieri naturali larghi fino a sessanta passi napoletani, circa 111 metri, che attraversavano montagne, altopiani, valli, borghi, fiumi e pianure. Non erano semplici passaggi. Erano infrastrutture vive, spazi economici, culturali e sociali, corridoi che univano regioni e modi di vivere. Tra tutti, il più celebre è il Tratturo Magno, il grande asse L’Aquila-Foggia, lungo circa 244 chilometri, una delle più imponenti vie della transumanza dell’Italia meridionale. 
Dall’Abruzzo partiva un intero reticolo di cammini erbosi che ha modellato per secoli il paesaggio e l’economia. Camminare oggi lungo questi itinerari significa attraversare una geografia che conserva ancora tracce profonde del suo passato. Masserie, abbeveratoi, stazioni di posta, chiese rurali, aree di sosta, resti di fortificazioni. Ogni elemento racconta un pezzo di quella lunga migrazione stagionale che univa la montagna al mare e la montagna alla pianura, il silenzio dei pascoli d’altura al frastuono dei mercati.

La parola tratturo deriva da una radice antica che richiama l’idea del privilegio di passaggio, di una via riconosciuta e protetta. È una sfumatura preziosa, perché racconta bene che cosa sono stati davvero questi cammini per l’Abruzzo: strade di lavoro, di sopravvivenza, di scambio, certo, ma anche spazi condivisi in cui una civiltà intera ha imparato a muoversi insieme, seguendo la stagione, l’erba e il cielo.

Castel del Monte e il cuore pastorale del Gran Sasso

Tra i luoghi che custodiscono con maggiore intensità questa eredità, Castel del Monte occupa un posto centrale. Insieme agli altri Comuni aderenti al Consorzio di tutela e valorizzazione del Canestrato di Castel del Monte, rappresenta uno dei riferimenti più importanti della civiltà transumante abruzzese. Qui la pastorizia non è un capitolo remoto, è una chiave di lettura del territorio, del paesaggio umano, della gastronomia, delle architetture rurali, dei saperi che si sono trasmessi nel tempo. Il Canestrato, formaggio nato dal latte delle greggi e dalla sapienza della trasformazione casearia, è uno dei simboli più concreti di questo mondo. Dentro la sua storia si ritrovano gli stazzi, i lunghi viaggi, la necessità di conservare il cibo, la capacità di rendere durevole ciò che nasceva dalla fatica quotidiana. Attorno a questa cultura il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha promosso progetti di valorizzazione importanti, tra cui la realizzazione del Museo della Transumanza nei pressi di Castel del Monte, pensato come luogo di memoria e di visione, capace di raccontare il passato e di riaprirlo al presente.

Castel del Monte

Una vita dura, scritta nel vento

La vita del pastore transumante aveva poco di romantico e molto di essenziale. Si camminava per giorni e settimane, si dormiva all’aperto o in ripari di fortuna, si affrontavano freddo, pioggia, stanchezza, furti di bestiame, lupi, serpenti, notti intere trascorse con il sonno leggero per non perdere nulla del gregge. Si mangiava quel che c’era, pane cotto, ricotta, formaggio, vino, e la carne compariva di rado, quasi sempre per necessità e mai per abbondanza. Nelle aree più alte, quando mancavano ripari naturali, i pastori costruivano ricoveri di pietra e terra, oppure le caratteristiche capanne a tholos, piccole architetture rurali dalla copertura a cupola che ancora oggi punteggiano alcune zone dell’entroterra abruzzese. Nel silenzio delle ore lunghe, mentre sorvegliavano il bestiame, molti intagliavano il legno o incidevano pensieri e segni sulla roccia. Sulla Majella, in particolare, restano incisioni pastorali che somigliano a pagine aperte nel paesaggio, testimonianze dirette di un’esistenza vissuta in cammino.

Lungo i tratturi, l’Abruzzo ha imparato a trasformare la fatica in memoria e il viaggio in identità

Spiritualità, fiere, incontri

La transumanza era un fatto economico, sociale e antropologico, ma aveva anche una dimensione spirituale fortissima. Il viaggio esponeva a rischi continui e l’invocazione della protezione divina accompagnava i pastori come una presenza necessaria. Lungo le vie erbose sorsero nel tempo numerose chiese, luoghi di preghiera e insieme punti di riferimento per chi camminava. Attorno a questi spazi nascevano spesso fiere, mercati, occasioni di scambio in cui circolavano prodotti artigianali, cibo, bestiame, storie, notizie. La tradizione fissava la partenza nel giorno di San Michele, il 29 settembre, data che con il tempo si è sovrapposta a riti ancora più antichi. La figura del santo, protettore dei pastori, accompagnava simbolicamente quel passaggio verso sud che ogni anno portava con sé distacco, speranza, necessità e mestiere.

D’Annunzio e l’immaginario della transumanza

Pochi temi hanno saputo attraversare la cultura abruzzese con la stessa forza della transumanza. Gabriele d’Annunzio l’ha resa immortale nei versi de I Pastori, dove il movimento delle greggi diventa immagine poetica, fiume silenzioso, rito che lega i vivi agli antenati. In quelle parole si percepisce tutta la potenza di un gesto antico, capace di unire il paesaggio alla memoria, l’Adriatico alle montagne, il presente a un’origine più remota. Eppure la transumanza non appartiene soltanto alla letteratura. Vive ancora nei racconti di famiglia, nei campanacci che risuonano d’estate sui pascoli, nelle mani che lavorano il latte, nei borghi che conservano toponimi, architetture e gesti nati da quel mondo. L’ultimo grande spostamento a piedi viene fatto risalire ai primi anni Settanta del Novecento, ma la sostanza culturale di quella pratica continua a restare impressa nelle comunità che l’hanno conosciuta.

Dalla transumanza orizzontale a quella verticale

Con la modernità, i lunghi viaggi a piedi verso la Puglia hanno lasciato spazio a forme diverse di spostamento. Oggi la transumanza sopravvive soprattutto nella sua forma verticale, con il movimento delle greggi dalle quote più basse agli altipiani montani durante la stagione più calda. In altri casi gli animali vengono trasportati con mezzi moderni, lungo strade asfaltate, in tempi molto più rapidi. È un’altra immagine, meno epica, ma comunque legata alla continuità dell’allevamento pastorale. Questo passaggio ha modificato il paesaggio umano dei tratturi, ma non ha cancellato il loro valore. Anzi, proprio oggi quelle vie tornano a essere lette con occhi nuovi, come patrimoni da riscoprire attraverso cammini slow, trekking culturali, percorsi a cavallo, ciclovie, rievocazioni, festival e progetti di tutela. La transumanza, riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, si rivela sempre più come una grande narrazione europea fatta di ambiente, saperi, relazioni e paesaggi. Camminare la storia oggi. Per Voi che cercate un Abruzzo autentico, i tratturi offrono una prospettiva speciale. Non conducono soltanto da un luogo all’altro, conducono dentro un modo di abitare il tempo.

Camminare oggi lungo queste vie significa osservare il paesaggio con un passo diverso, scoprire borghi interni, chiese isolate, altopiani aperti, masserie, tholos, segni di un mondo che ha lasciato un’impronta ampia e silenziosa. È un’esperienza che unisce natura, storia, spiritualità e gastronomia, e che restituisce alla montagna il suo ruolo di archivio vivo della memoria. La trasumanza racconta il valore della lentezza, il rapporto profondo tra uomo e territorio, la necessità di custodire saperi locali e di dare futuro alle aree interne.
Riletta oggi, diventa una chiave potente per immaginare un turismo più consapevole, più rispettoso, più attento alla trama profonda dei luoghi. C’è infine un dettaglio che rende tutto ancora più suggestivo.

Ti potrebbe interessare anche

Grazie

Grazie: ti abbiamo inviato una mail per attivare la tua iscrizione e selezionare le tue preferenze se previsto.

Qualcosa è andato storto

Riprova

Chiudi

La tua richiesta è stata inoltrata.

Abbiamo ricevuto la richiesta che ci hai inviato. Ti risponderemo presto. Una copia dei dati che ci hai fornito è stata inviata al Suo indirizzo email.

Chiudi

La tua richiesta è stata inoltrata.

Abbiamo ricevuto la richiesta che ci hai inviato. Le strutture ti risponderanno presto. Riceverai una copia dei dati all’indirizzo e-mail che hai fornito.