Se cercate un itinerario tra Goriano Sicoli, Valle Subequana, borghi d’Abruzzo e Appennini abruzzesi, seguire le tracce di Maurits Cornelis Escher in Abruzzo è un’esperienza che unisce arte, cammino e paesaggio in modo sorprendente. Tra i luoghi che più colpirono l’artista olandese durante i suoi viaggi del 1929, Goriano Sicoli occupa un posto speciale: arroccato tra boschi, vallate e montagne del Parco Regionale Sirente Velino, questo piccolo borgo dell’Abruzzo interno custodisce ancora oggi lo stesso equilibrio di pietra, linee e silenzio che Escher trasformò nella sua celebre litografia Veduta di Goriano Sicoli.
Il borgo che diventò immagine
La litografia che ne nacque, realizzata nel luglio del 1929, è la prima tra quelle dedicate all’Abruzzo e mostra già con chiarezza la forza del suo sguardo: il borgo appare quasi scolpito nella montagna, dominato dal campanile della Chiesa di Santa Maria Nova e dalla geometria delle case che si dispongono attorno ai bastioni del centro storico. Camminando oggi tra le vie del paese, quella stessa impressione resta intatta. Goriano Sicoli colpisce per la sua posizione raccolta e insieme scenografica, per la robusta cinta muraria, per i resti del castello, per l’impianto medievale che continua a dare forma al paesaggio urbano. È uno di quei borghi dell’Abruzzo interno che non hanno bisogno di spiegarsi troppo: basta alzare lo sguardo, seguire la salita, fermarsi davanti a una pietra, a una facciata, a una soglia.
Quando Escher arrivò in Abruzzo, trovò un paesaggio molto lontano dagli orizzonti ordinati del Nord Europa. Qui incontrò montagne, vallate profonde, paesi di pietra aggrappati ai pendii, campanili che sembravano emergere direttamente dalla roccia. A Goriano Sicoli questo incontro fu immediato.
La cerreta, il profumo dei funghi, il colle panoramico
Seguire Escher a Goriano non significa soltanto cercare un punto panoramico. Significa entrare in un paesaggio che ha la stessa capacità di sorprendere che doveva avere quasi un secolo fa. L’itinerario ad anello che sale nella cerreta accompagna tra colori pieni, luce filtrata e profumi di sottobosco, in un ambiente che cambia con le stagioni ma mantiene sempre una sua intensità discreta. In autunno i toni si fanno più caldi, la terra profuma di funghi e foglie, il cammino assume un ritmo ancora più raccolto.
In questo tratto della Valle Subequana il paesaggio non è una cornice. Vi segue passo dopo passo e vi invita a guardare con maggiore attenzione. Dalla sommità panoramica del colle, il borgo si lascia leggere in modo ancora più chiaro. Le case, la chiesa, il campanile, la collina, le aperture verso la valle. Tutto torna al suo posto, come se l’occhio trovasse improvvisamente l’ordine nascosto del paesaggio.
È qui che si comprende davvero perché Escher si sia fermato, abbia osservato e abbia deciso di trasformare Goriano in immagine.
Il Belvedere Escher e il piacere di ridisegnare
C’è qualcosa di molto bello nell’idea di raggiungere quello che può essere chiamato, con affetto, Belvedere Escher. Non è soltanto un punto da cui ammirare il panorama. È un invito a cambiare sguardo. A confrontare il paesaggio reale con quello interpretato dall’artista. A chiedersi cosa abbia visto lui, cosa vedete voi, dove cominci la fedeltà al luogo e dove invece entri in gioco la visione. Per chi ama i percorsi culturali, i luoghi di Escher in Abruzzo offrono proprio questo tipo di esperienza.
Non una visita passiva, ma una relazione più viva con il territorio. A Goriano Sicoli, in particolare, il valore di questo incontro è ancora più forte perché il borgo conserva una nitidezza rara, quasi un equilibrio grafico naturale. Fermarsi qui, magari con un taccuino, una macchina fotografica o semplicemente con il tempo necessario per osservare, significa restituire spazio a un gesto antico e prezioso: guardare davvero.
Escher e l’Abruzzo: un viaggio dentro i borghi
Goriano Sicoli non è un episodio isolato. Tra il 1928 e il 1935 Escher tornò più volte in Abruzzo e trasformò in stampe, schizzi e visioni luoghi come Castrovalva, Scanno, Opi, Alfedena, Pettorano sul Gizio e Fara San Martino. Eppure Goriano resta una soglia speciale, perché da qui prende avvio il suo racconto abruzzese. È come se in questo borgo avesse trovato una chiave: quella di un territorio dove prospettive, dislivelli, verticalità e nuclei abitati si offrono già come costruzioni dell’immaginazione, prima ancora che dell’arte.
Per chi visita oggi questi luoghi, la bellezza sta proprio in questo doppio livello. Da una parte ci sono i paesaggi dell’Abruzzo, i sentieri, i boschi, i centri storici, la vita lenta dei borghi. Dall’altra c’è lo sguardo di Escher, che continua ad accompagnare il viaggio e a suggerire che ogni panorama può contenere più di una verità, più di una linea, più di una prospettiva.