La storia di Santa Gemma è legata a Goriano Sicoli, nella Valle Subequana, dove la santa è ancora oggi al centro di una devozione molto sentita e di un sistema rituale tra i più particolari dell’Abruzzo. Santa Gemma nacque intorno al 1375 a San Sebastiano di Bisegna, nella Marsica, ma si trasferì da giovanissima a Goriano Sicoli insieme alla famiglia.
Secondo la tradizione, dopo la morte dei genitori a causa di un’epidemia, Gemma continuò a vivere tra lavoro, preghiera e pastorizia, protetta dalla comare che l’aveva accolta. La leggenda racconta poi che la sua bellezza colpì il conte Ruggero di Celano, che tentò di sedurla; Gemma però resistette con fermezza, e proprio da quell’episodio nacque la parte più nota della sua vicenda.
La cella e la vita di reclusione
Dopo quel rifiuto, il conte avrebbe fatto costruire per lei una cella presso la chiesa di San Giovanni Battista, con una piccola finestrella dalla quale la giovane poteva assistere alla messa. Qui Gemma visse da vergine reclusa per circa 43 anni, conducendo una vita di penitenza e raccoglimento fino alla morte, avvenuta il 13 maggio 1439. La tradizione religiosa ricorda che già subito dopo la sua morte furono attribuiti alla santa diversi miracoli.
Il pellegrinaggio che rinnova il legame tra due paesi
Uno dei rituali più importanti nasce proprio dalla sua biografia. Ogni anno, infatti, gli abitanti di San Sebastiano rinnovano il legame con Goriano Sicoli attraverso un pellegrinaggio che ricorda l’arrivo della santa nel borgo.
In questa celebrazione una ragazza molto giovane, chiamata commaruccia, rappresenta simbolicamente Santa Gemma e giunge da San Sebastiano portando con sé un grande cero votivo.
La casa della santa e il rito femminile
Il cuore della festa è la Casa di Santa Gemma, oggi legata alla confraternita a lei dedicata. La casa è organizzata in più ambienti simbolici e ha due ingressi distinti: quello principale è riservato al rito femminile della festa, mentre quello secondario è legato a un rito maschile.
L’11 maggio, sugli ultimi tre gradini della scala esterna, avviene il momento più suggestivo: l’incontro tra la commare di Goriano e la commaruccia, con il passaggio del cero nuovo da una donna all’altra.
Dentro la casa, ogni spazio ha una funzione rituale precisa. Le ragazze che distribuiscono il pane di Santa Gemma durante la processione, chiamate canestre, cenano in un ambiente riservato a loro; le maritate e le madri, invece, occupano la grande cucina dove i lavori di panificazione iniziano già dalla notte del primo maggio. Un altro gesto molto antico è quello con cui la commare offre alla commaruccia la mollica bagnata del pane dell’anno precedente, segno che richiama il rinnovarsi del ciclo della terra e della vita. Anche il letto, i fusi, la lana e il cero conservato nella stanza alludono alla fertilità e al tempo che si rinnova.
Il vino di Santa Gemma e il rito maschile
Accanto al rito femminile esiste anche un rito maschile, che si svolge nella cantina della casa. Nella notte del Venerdì Santo gli uomini che hanno portato in processione il Cristo morto entrano dall’ingresso secondario e ricevono dal procuratore della festa il vino nuovo spillato per la prima volta dalla botte. Pane e vino votivi vengono poi offerti ai paesani e ai pellegrini nei giorni della festa, creando un legame forte tra sacro, comunità e tradizione agricola.