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Massimo Lelj: La memoria letteraria dell'Abruzzo montano
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Massimo Lelj: La memoria letteraria dell'Abruzzo montano

26 marzo 2026

Tempo di lettura: 3 minuti

Nato a Tione degli Abruzzi nel 1888, ai piedi del Sirente, ha attraversato il Novecento come giornalista, storico, saggista e romanziere, mantenendo sempre un legame profondo con la sua terra d’origine.

Anche quando viveva tra Roma e Milano, anche quando scriveva di politica, guerra o Risorgimento, il richiamo dell’Appennino abruzzese continuava ad attraversare le sue opere. Il Sirente, i paesi della valle, le stagioni della montagna e la civiltà contadina non furono mai soltanto uno sfondo: diventarono il centro emotivo e umano della sua scrittura.

Il Sirente come memoria viva

L’opera che più racconta questo rapporto è sicuramente Stagioni al Sirente, pubblicata nel 1933. Non è soltanto un libro di narrativa: è una testimonianza intensa del mondo contadino abruzzese tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento.
Attraverso le sue pagine, Massimo Lelj descrive la vita quotidiana di Tione degli Abruzzi e dei paesi del Sirente: il lavoro nei campi, le stagioni agricole, la solidarietà tra famiglie, le tradizioni, la fatica della montagna e il senso di appartenenza a una comunità.
Le sue parole restituiscono un Abruzzo essenziale e autentico, dove il tempo seguiva ancora il ritmo della natura e delle stagioni.

Nel Sirente di Massimo Lelj la montagna non è paesaggio: è memoria, carattere e identità collettiva.

La nostalgia attraversa molte delle sue descrizioni, ma non diventa mai idealizzazione superficiale. Lelj conosceva bene la durezza della vita contadina e proprio per questo ne valorizzava la dignità, la laboriosità e la forza umana.

Tione degli Abruzzi e le radici contadine

Massimo Lelj nasce il 9 dicembre 1888 nella casa di famiglia di Tione degli Abruzzi, oggi sede dell’omonima Associazione di Promozione Sociale. Cresce in un territorio segnato dalla montagna, dai pascoli e dalla vita agricola, elementi che torneranno continuamente nella sua produzione letteraria.
Dopo gli studi tra L’Aquila, Chieti e Bologna, la sua vita si apre verso il giornalismo nazionale. Collabora con testate come La Stampa e il Corriere della Sera, diventando negli anni una firma importante del panorama culturale italiano. Eppure, nonostante il successo e la distanza geografica, il richiamo del Sirente resta centrale.
Nei suoi romanzi e nei suoi racconti riaffiora continuamente il bisogno di tornare alle radici, ai luoghi dell’infanzia e alla cultura montana da cui proveniva.

Tione degli Abruzzi

Dalla guerra al giornalismo

La vita di Lelj attraversa alcuni dei momenti più complessi del Novecento. Durante la Prima guerra mondiale combatte sul fronte macedone come tenente del 63° Reggimento Fanteria, ricevendo la Croce di Guerra al Valor Militare.
Negli anni successivi abbandona definitivamente l’attività forense per dedicarsi al giornalismo e alla scrittura. Durante il secondo conflitto mondiale diventa inviato di guerra del Corriere della Sera, raccontando il Mediterraneo e le operazioni navali italiane.
In quel periodo conosce anche Dino Buzzati, con cui condivide parte dell’esperienza da corrispondente. La sua produzione letteraria e saggistica spazia tra storia, identità nazionale, politica e narrativa autobiografica.
Tra le opere più note si ricordano: Stagioni al Sirente, Via Gregoriana, Mezzaluna grigioverde, Romanzetto del Tione.

L’autenticità delle radici 

Nei romanzi pubblicati nel dopoguerra emerge con forza l’orgoglio delle sue origini contadine. Lelj racconta il mondo montano abruzzese come un luogo capace di custodire valori profondi: solidarietà, sacrificio, memoria, appartenenza. Il Sirente diventa così una presenza continua, quasi simbolica. Le montagne, i paesi, i silenzi e le stagioni non rappresentano soltanto un ricordo personale, ma una parte essenziale dell’identità culturale dell’Appennino.
Anche quando il Novecento cambia radicalmente l’Italia, nelle sue opere resta vivo il desiderio di conservare il legame con quel mondo antico che rischiava lentamente di scomparire. 

Oggi Massimo Lelj rappresenta una voce importante per comprendere la cultura dell’Abruzzo interno e il rapporto profondo tra letteratura e paesaggio appenninico. Le sue opere permettono di osservare il Sirente non soltanto come ambiente naturale, ma come spazio umano, sociale e culturale. Leggere Stagioni al Sirente significa entrare in un Abruzzo fatto di neve, pascoli, vicoli, lavoro quotidiano e relazioni autentiche. Un mondo che continua ancora oggi a vivere nei borghi, nei racconti e nella memoria delle montagne.

Tra Tione degli Abruzzi e il Sirente, Massimo Lelj ha costruito una delle testimonianze letterarie più intense dedicate all’Appennino abruzzese. Una scrittura che conserva il respiro lento della montagna e restituisce dignità a una civiltà contadina che ha modellato per secoli questi territori.

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