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La leggenda del Vallone dell’Inferno in Abruzzo
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La leggenda del Vallone dell’Inferno in Abruzzo

9 aprile 2026

Tempo di lettura: 2 minuti

Se cercate una leggenda d’Abruzzo capace di unire mistero, spiritualità, borghi d’Abruzzo, Abruzzo interno e Appennini abruzzesi, il Vallone dell’Inferno a Gagliano Aterno custodisce una delle storie più suggestive della Valle Subequana.

Qui, tra sentieri di montagna, devozione popolare e paesaggi del Parco Sirente Velino, la tradizione racconta un episodio che ha dato nome a un luogo e significato a una presenza: quella della Madonna del Carmine, venerata ancora oggi lungo la carrareccia che conduce verso la Piana di Baullo.

Dove nasce la leggenda del Vallone dell’Inferno

La storia affonda le radici nel territorio di Gagliano Aterno, borgo della provincia dell’Aquila adagiato su un colle che scende verso la Valle Subequana, in un’area ricca di faggi e pini sul versante meridionale del Sirente.

Valle Subequana

Proprio qui, secondo una tradizione locale riportata anche negli studi sulla religiosità popolare del Parco, un cavaliere stava salendo verso la piana quando trovò un bambino abbandonato e decise di portarlo con sé. 
In una variante del racconto, quel cavaliere sarebbe addirittura San Martino, patrono del paese.

Il bambino, il cavallo, il burrone

Il racconto cambia tono all’improvviso, come accade nelle storie che restano nella memoria collettiva. Il cavallo comincia a rallentare, suda in modo anomalo, si agita. Il cavaliere guarda meglio il bambino che ha appena soccorso e capisce che non si tratta di una creatura indifesa, ma del diavolo travestito. A salvarlo è l’invocazione alla Vergine: la Madonna del Carmine appare su una roccia, gli ridà forza e coraggio, e il maligno viene scaraventato nel burrone sottostante. Da quel precipizio, dice la leggenda, nasce il nome Vallone dell’Inferno.

È una leggenda che non parla soltanto di paura: parla del bisogno antico di dare un volto ai luoghi, e di sentirli protetti

I segni lasciati nel paesaggio

Come spesso accade nelle leggende abruzzesi, la storia non si ferma al racconto orale. Nel territorio sarebbero rimasti alcuni “segni” di quell’episodio: la voragine, la roccia dell’apparizione e la cosiddetta culla del diavolo, dove i viandanti erano soliti gettare un piccolo sasso con un gesto di carattere superstizioso.

Lungo la strada che sale verso Baullo si trova anche un’edicola votiva dedicata alla Madonna del Carmine, oggi collocata qualche centinaio di metri più a valle rispetto al punto originario, dove un tempo esisteva un affresco andato perduto durante i lavori di allargamento del percorso montano. L’edicola è posta a circa 1080 metri di quota e il 16 luglio viene raggiunta dai fedeli di Gagliano Aterno per una celebrazione religiosa ancora molto sentita.

Perché questa storia parla ancora a chi viaggia

Nel cuore dell’Abruzzo autentico, il Vallone dell’Inferno non è soltanto un luogo della tradizione. È anche un modo per leggere il paesaggio con più attenzione. Da una parte c’è il borgo di Gagliano Aterno, con il suo castello, la facciata di San Martino e una storia che guarda al futuro senza sciogliere il legame con il passato.

Gagliano Aterno

 
Dall’altra c’è la montagna, con la Piana di Baullo, il Sirente e i sentieri che trasformano il cammino in ascolto. È in questo incontro tra storie e leggende d’Abruzzo, spiritualità popolare e paesaggi d’altura che il viaggio acquista profondità.

Se percorrete questi luoghi, non troverete soltanto una curiosità da raccontare. Troverete una delle forme più sottili e affascinanti della memoria locale: quella che lega un nome, una devozione e un paesaggio, e li trasforma in esperienza. Per questo il Vallone dell’Inferno in Abruzzo resta una tappa narrativa preziosa per chi desidera scoprire cosa vedere nell’Abruzzo interno attraverso i suoi racconti più antichi, i suoi borghi e i suoi silenzi.

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