A Fano Adriano, tra i boschi del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, c’è un luogo in cui il paesaggio sembra trattenere le storie più a lungo del normale. È l’Eremo dell’Annunziata, sul Colle San Marcello, in una posizione ampia e suggestiva da cui lo sguardo si apre verso le montagne. L’edificio, databile almeno al XVI secolo, è stato letto nel tempo sia come chiesa-romitorio sia come presidio sorto in un punto strategico della valle.
Prima ancora che la leggenda dei briganti cominciasse a circolare, l’Annunziata era già un luogo speciale per la comunità. Per secoli vi salirono pellegrini e abitanti del borgo, e proprio qui si svolgevano processioni per chiedere la guarigione degli ammalati più gravi. I bambini arrivavano fin lassù guidati da una donna anziana, recitando il rosario lungo il cammino, mentre gli ex voto custoditi nell’eremo continuavano a raccontare speranze, paure e grazie ricevute.
Il tesoro sepolto sul colle
Poi, come accade spesso nei paesi di montagna, alla devozione si è intrecciato il mistero.
La tradizione orale di Fano Adriano racconta che proprio all’Annunziata, intorno all’Ottocento, alcuni briganti avrebbero nascosto un tesoro sul colle, in direzione del Monte Corvo.
Il bottino, secondo il racconto, sarebbe stato sepolto sotto un abete bianco, in un punto in cui la terra appariva sempre leggermente abbassata, quasi come se custodisse qualcosa che non ha mai smesso davvero di respirare.
Ma un tesoro, nelle leggende d’Abruzzo, non resta mai solo un tesoro. Per proteggerlo, si narra che i briganti avessero ucciso uno dei loro compagni e lo avessero lasciato a guardia del nascondiglio. Da quel momento, chiunque si fosse avvicinato troppo avrebbe visto lo spirito del brigante emergere dalla terra, abbastanza da far arretrare anche i più coraggiosi. È una di quelle immagini che i borghi custodiscono con naturalezza: poche parole, nessuna certezza, eppure una forza narrativa capace di restare viva di generazione in generazione.
Il sospetto sul bottino del barone
Col tempo, la leggenda ha trovato anche una possibile spiegazione più concreta. Una ricostruzione collega il tesoro nascosto a quello del Barone Civico di Leognano, rapinato dai briganti nel 1815 all’interno del suo palazzo. Monete e gioielli sarebbero stati poi spartiti, e non viene considerato improbabile che una parte del bottino sia stata nascosta proprio all’Annunziata, che in quel periodo avrebbe potuto rappresentare una delle basi dei briganti nella zona.
Il bello di questa storia è che non si è mai chiusa davvero. Nel tempo sono stati effettuati diversi scavi, ma nessuna prova ha riportato alla luce il tesoro dei briganti. Al loro posto, però, sarebbe emerso un tempio pagano distrutto, dettaglio che aggiunge un’altra ombra affascinante al racconto e che viene accostato anche all’origine del nome del paese, collegato al latino fanum, cioè tempio. Così la leggenda, invece di spegnersi, si è allargata: dal tesoro nascosto alla memoria più antica del luogo.
La leggenda dei briganti a Fano Adriano continua a colpire perché tiene insieme tutto ciò che rende l’Abruzzo nascosto così magnetico: un borgo di montagna, un eremo immerso nel verde, la devozione popolare, il sospetto di un bottino sepolto, la presenza di un fantasma e una domanda lasciata aperta. Se salite verso l’Annunziata, non troverete forse l’oro dei briganti. Troverete però qualcosa che, in fondo, vale quasi di più: un luogo in cui il paesaggio, la storia e l’immaginazione continuano ancora oggi a camminare insieme.