Il cantiere per l’ampliamento della Statale 17 ha consentito quasi per caso, nel 2006, un autentico viaggio nel tempo.
Il villaggio rustico di Incerulae e le sue ricche sepolture restituiscono frammenti di vita databili fra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale.
Una strada moderna ma dalle origini antichissime, plasmate sul tracciato della via Claudia Nova e fuse con i passi del Tratturo, ha permesso di riportare alla luce il vicus, la cui unica memoria si legava al nome della chiesa di S. Maria in Cerulis.
Accanto all’abitato, le quattro tombe a camera della necropoli, scenograficamente addossate alla collina, hanno conservato per duemila anni le loro storie e spettacolari tesori d’arte.
Fra tutti, va ricordato il letto funerario in osso, realizzato in età giulio-claudia per il corredo di una giovane signora.
Intagliato con figure raffinatissime di menadi danzanti e di amorini, il prezioso reperto è oggi esposto al Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo di Chieti.