All’interno della grotta, caratterizzata dalle numerose “marmitte” scavate dall’erosione dell’acqua, la forza generativa della terra si mostra nel suo aspetto più sacro ed arcano.
Milioni di anni fa, quando lo sperone roccioso che racchiude la grotta non si era ancora sollevato, l’acqua incideva sulla pietra le caratteristiche forme a scodella, oltre quaranta, che contraddistinguono la cavità.
Nascoste nel pertugio, e capaci di evocare per la loro forma il ventre segreto della terra, le “marmitte” dovettero colpire gli uomini del Neolitico, che fecero della grotta un santuario, depositando nelle cavità oggetti votivi per propiziarsi fecondità e abbondanza.
Ancora ai tempi del Guerriero di Capestrano, in epoca italica, la grotta era luogo di preghiera e contatto con le forze misteriose della generazione.
La sacralità intrinseca del sito è confermata dalla sua trasformazione, forse in età rinascimentale, nell’abituro di un eremita, la cui presenza è ricordata dall’appellativo popolare di “Grotta del romito”.