Fondata intorno all’anno Mille sui resti di un tempio dedicato a Giove, la chiesa di S. Maria di Forfona presidia la memoria del vicus romano di Furfo, oggetto di campagne di scavo e ricerca tuttora in atto.
Il paramento murario del piccolo edificio sacro, intessuto com’è di frammenti lapidei e architettonici di età romana, ha consentito in qualche modo la sopravvivenza del tempo in cui l’Urbe provvide a regolare l’amministrazione delle province italiche da poco sottomesse. Un’epigrafe risalente al 58 a. C., oggi al MuNDA - Museo Nazionale d’Abruzzo de L’Aquila, testimonia la dedicazione a Giove del tempio che fece da base per l’edificio oggi visibile.
Sorto presso il tracciato della via Claudia Nova, l’abitato di Furfo si strinse, in età medievale (mutato il toponimo in Forfona), attorno alla chiesa, più ampia di quella attuale e provvista di due navate laterali e di una torre campanaria.
L’interno dell’edificio è ancora decorato, sulla parete dell’altare, da tracce di affresco che, insieme a un’epigrafe duecentesca inclusa nella muratura, raccontano la cura dedicata alla chiesa dalle comunità del territorio.